aprile 2009


biutiful_cauntri-13Il tema dell’ecomafia e della criminalità ambientale viene diffusamente trattato negli ultimi anni nei rapporti istituzionali sulla criminalità organizzata. Sono infatti numerose le citazioni dell’interesse delle organizzazioni criminali, anche di stampo mafioso, al ciclo, legale e illegale, dei rifiuti.

 

Mentre a Palermo e Messina le indagini delle Procure e della Dia scoperchiano e (alle volte) scardinano gli affari di Cosa Nostra nel business dell’immondizia, sul versante catanese la Procura descrive una realtà in netta contraddizione con il resto della Sicilia.

 

“Nel territorio siciliano la criminalità organizzata, anche quella di stampo mafioso, si è sempre poco interessata al problema concernente le attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti “.

Questa la sconcertante affermazione fatta, nel corso dell’audizione tenuta davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti pochi anni fa, dall’ormai ex procuratore aggiunto della Repubblica di Catania, Vincenzo Serpotta (proprio oggi si e’ insediato il neo procuratore Michelangelo Patanè). La dichiarazione, riportata nella Relazione territoriale sulla Sicilia, dimostra come la criminalità ambientale non sia, ancora oggi, conosciuta in tutta la sua ampiezza e neppure siano approfonditamente valutati i suoi legami con la criminalità di stampo mafioso.

“Il presunto disinteresse della criminalità organizzata di stampo mafioso per i rifiuti è il sintomo – secondo quanto afferma la stessa commissione d’inchiesta – di una non adeguata attività di repressione che si registra in alcune realtà come quella catanese”. Queste difficoltà, secondo la Commissione, sono riconducibili a una carenza di formazione delle forze di polizia, che destinano a questo settore investigativo poco personale; la mancanza di controlli da parte degli organi amministrativi (in primo luogo, l’Arpa , la cui efficienza e’ deducibile dall’organizzazione del sito ufficiale); il deficit di esperienza degli stessi magistrati addetti alla sezione specializzata, in buona parte uditori giudiziari. “Non si può infatti ritenere – afferma la Commissione avvalendosi delle dichiarazioni degli organi inquirenti delle altre Procure siciliane – che il circuito degli illeciti ambientali sia estraneo al panorama criminale siciliano”.

Il quadro che viene fuori dalle audizioni e dalle missioni della Commissione è allarmante: “Il territorio – scrive la Commissione – è soggetto all’intenso sfruttamento criminale delle organizzazioni mafiose (…) e si constata la sostanziale assenza di qualsivoglia significativa attività investigativa diretta ad ottenere, sia pure in forma embrionale, l’emersione dei fenomeni criminali che interessano il territorio anche sul versante dei rifiuti”.

Mentre la presenza della mafia non viene “riscontrata”, qualcosa si e’ mosso per quanto riguarda, più in generale, i fenomeni d’illegalità ambientale. Un notevole aumento delle violazioni, in special modo di quelle legate alla gestione di rifiuti provenienti da attività industriali.

Purtroppo, nonostante questa piccola buona notizia, la realta’ dei fatti deve fare i conti con un’altro fenomeno mafioso ancora piu’ invadente ed articolato. L’informazione!

Non si ha traccia, almeno sulla stampa on-line (archivi compresi), di una notizia apparsa su un rapporto di legambiente del 2006 sull’ecomafia siciliana che recita:

Raddusa 22/09/05: denunciato il responsabile di una discarica di rifiuti speciali scoperta a Raddusa dalla Guardia di Finanza di Catania.

Purtroppo non siamo riusciti a trovare altre informazioni per approfondire tale notizia, ma abbiamo deciso di fare una piccola indagine sul territorio per dare un’idea della situazione odierna. In pochi minuti abbiamo collezionato i seguenti scatti.

 

Da queste immagini e’ possibile notare come il fenomeno interessi raddUSA (e non solo) in modo quasi “naturale”. Come se faccia parte del bagaglio storico-ambientale-culturale di questo paese. Attenzione, l’ecomafioso non e’ solo colui che specula su questo fenomeno, ma anche chi tace o fa finta di niente e scarica ethernit, materiali chimici, amianto e compagnia bella nei posti piu’ disparati del nostro territorio.

 

Se la dichiarazione di Serpotta ci lascia sconvolti, ancor di piu’ dovrebbe terrorizzarci il silenzio meschino delle amministrazioni passate, presenti (e probabilmente future) e delle forze dell’ordine che dovrebbero interessarsi attivamente alla salvaguardia del territorio e della salute dei cittadini.

Ma qui si parla d’altro…qui siamo a raddUSA.

raddUSAtoday

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Sono (ri)partiti in questi giorni di pioggia a tratti torrenziale, i lavori in contrada S. Nicolo’ per rendere accessibili gli alloggi di edilizia residenziale pubblica (un tempo note come case popolari). “Presto” quindi gli aventi diritto, che hanno partecipato (anche piu’ volte) al bando per l’assegnazione, avranno la possibilita’ di usufruire di una casa, o quantomeno di poterla raggiungere.

 

Ma ripercorriamo un po la storia di questa “grande opera” avvalendoci dell’unico organo di “informazione” che raddUSA ha avuto negli ultimi anni, cioe’ “Raddusa notizie” aka “Raddusa informa” aka Francesco (detto Ciccio) Grassia – Giovanni Allegra editore. 

Nel numero 29 del marzo 2006 i cittadini raddUSAni venivano informati della consegna (di gran parte) dei succitati alloggi  in un articolo che recitava:

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Saranno consegnati quanto prima agli aventi diritto i 30 alloggi di edilizia residenziale pubblica realizzati in contrada San Nicolo’, nei pressi dell’omonimo villaggio, alla periferia est del paese. Si tratta di sei palazzine ognuna delle quali comprende cinque alloggi di quattro vani piu’ servizi, con terrazze e balconi di prospetto, e con cinque locali a piano terra per autorimessa e deposito. Il nuovo complesso residenziale pubblico e’ stato realizzato dall’Amministrazione Comunale su progetto dell’Architetto Vincenzo Bonaccorso, e finanziato,  per l’intero importo di quasi 3 milioni di euro, con mutuo contratto presso la Cassa Depositi e Prestiti.

“I lavori – ha detto il Sindaco Prof. Giovanni Allegra,  visibilmente soddisfatto – si sono conclusi entro i termini stabiliti e presto gli alloggi saranno assegnati agli aventi diritto secondo l’apposita graduatoria che sara’ redatta dall’ufficio competente e che, come prevede la legge, sara’ pubblicata all’Albo Pretorio del Comune di Raddusa”.


Oggi, Aprile 2009,  si puo’ assistere al “disboscamento” e al completamento dei lavori di un progetto che ha previsto, con ulteriori finanziamenti da parte della regione, la costruzione di altre 2 palazzine, e che sembrava destinato ad essere ricordato come una delle tante cattedrali (di cemento) nel deserto, di cui l’italia e’ orgogliosa primatista a livello mondiale.

In molti a raddUSA ormai pensavano che anziche’ di alloggi pubblici si trattasse di case per i piccioni o di un raro esempio di verde pubblico raddUSAno. Per chi si fosse perso lo spettacolo ecco qualche scatto che riassume lo stato di degrado in cui versa(va) la “grande opera” cittadina.

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E’ possibile notare da queste immagini come siano rimaste, a disposizione di chiunque ne dovesse avere bisogno, alcune caldaie. Quindi se vi trovate a passare da quelle parti affrettatevi perche’ presto (?!?) i futuri inquilini potrebbero rivendicarne la proprieta’.

 

to be continued..

raddUSAtoday

Visti i recenti accadimenti e la condizione di assoluto isolamento in cui la popolazione raddUSAna si è venuta a trovare per alcuni lavori “straordinari”, raddUSAtoday ha pensato di rivisitare quello che, gli organi di (dis)informazione e non, hanno proposto durante questa tragica giornata.

Non si può fare a meno di spendere almeno due paroline sulla qualità del giornalismo odierno, introducendo il “tiggì” più vergognoso che vanta questo paese: la linea a Studio Aperto.

Tra gli interventi degli esperti, alcune delle osservazioni più interessanti vengono esposte dal prof. Tozzi, pronto a mettere sul tavolo del dibattito, giudizi inappellabili inerenti tale problematica, nell’intervista che ha rilasciato e che potete rivedere qui:

Si è pensato inoltre di fornire delle informazioni riguardanti le mappe sismiche divulgate dall’istituto di geofisica e vulcanologia, relative all’italia ed in particolare a raddUSA (ci riserviamo di ritornare presto sull’argomento).


E’ sempre triste dover assistere a tanto dolore e meditare sulle cause ed i perché di uno scempio che si rinnova in tutta la sua drammaticità.
Ma va fatto.
La condizione di arretratezza dell’edilizia ed il ritardo nell’applicazione delle misure di sicurezza degli edifici trova legittimazione in coloro i quali parlano di “piano casa” e centrali nucleari per coprire operazioni di cementificazione (nel più lieve dei casi) del “belpaese”.

Viene spontaneo chiedersi cosa fare per limitare i danni dovuti ad un evento naturale imprevedibile e potenzialmente devastante come un terremoto, ma è altrettanto immediato pretendere di ricevere delle risposte sulle condizioni di criticità e di rischio delle strutture in cui si abita e si abiterà.
Viviamo, lavoriamo, facciamo figli, scopiamo e facciamo l’amore, preghiamo e bestemmiamo in case ed edifici sicuri?
Accompagnati da quali insicurezze porteremo i nostri cari, in scuole, asili, ospedali, negli anni a venire?

raddUSAtoday

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