biutiful_cauntri-13Il tema dell’ecomafia e della criminalità ambientale viene diffusamente trattato negli ultimi anni nei rapporti istituzionali sulla criminalità organizzata. Sono infatti numerose le citazioni dell’interesse delle organizzazioni criminali, anche di stampo mafioso, al ciclo, legale e illegale, dei rifiuti.

 

Mentre a Palermo e Messina le indagini delle Procure e della Dia scoperchiano e (alle volte) scardinano gli affari di Cosa Nostra nel business dell’immondizia, sul versante catanese la Procura descrive una realtà in netta contraddizione con il resto della Sicilia.

 

“Nel territorio siciliano la criminalità organizzata, anche quella di stampo mafioso, si è sempre poco interessata al problema concernente le attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti “.

Questa la sconcertante affermazione fatta, nel corso dell’audizione tenuta davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti pochi anni fa, dall’ormai ex procuratore aggiunto della Repubblica di Catania, Vincenzo Serpotta (proprio oggi si e’ insediato il neo procuratore Michelangelo Patanè). La dichiarazione, riportata nella Relazione territoriale sulla Sicilia, dimostra come la criminalità ambientale non sia, ancora oggi, conosciuta in tutta la sua ampiezza e neppure siano approfonditamente valutati i suoi legami con la criminalità di stampo mafioso.

“Il presunto disinteresse della criminalità organizzata di stampo mafioso per i rifiuti è il sintomo – secondo quanto afferma la stessa commissione d’inchiesta – di una non adeguata attività di repressione che si registra in alcune realtà come quella catanese”. Queste difficoltà, secondo la Commissione, sono riconducibili a una carenza di formazione delle forze di polizia, che destinano a questo settore investigativo poco personale; la mancanza di controlli da parte degli organi amministrativi (in primo luogo, l’Arpa , la cui efficienza e’ deducibile dall’organizzazione del sito ufficiale); il deficit di esperienza degli stessi magistrati addetti alla sezione specializzata, in buona parte uditori giudiziari. “Non si può infatti ritenere – afferma la Commissione avvalendosi delle dichiarazioni degli organi inquirenti delle altre Procure siciliane – che il circuito degli illeciti ambientali sia estraneo al panorama criminale siciliano”.

Il quadro che viene fuori dalle audizioni e dalle missioni della Commissione è allarmante: “Il territorio – scrive la Commissione – è soggetto all’intenso sfruttamento criminale delle organizzazioni mafiose (…) e si constata la sostanziale assenza di qualsivoglia significativa attività investigativa diretta ad ottenere, sia pure in forma embrionale, l’emersione dei fenomeni criminali che interessano il territorio anche sul versante dei rifiuti”.

Mentre la presenza della mafia non viene “riscontrata”, qualcosa si e’ mosso per quanto riguarda, più in generale, i fenomeni d’illegalità ambientale. Un notevole aumento delle violazioni, in special modo di quelle legate alla gestione di rifiuti provenienti da attività industriali.

Purtroppo, nonostante questa piccola buona notizia, la realta’ dei fatti deve fare i conti con un’altro fenomeno mafioso ancora piu’ invadente ed articolato. L’informazione!

Non si ha traccia, almeno sulla stampa on-line (archivi compresi), di una notizia apparsa su un rapporto di legambiente del 2006 sull’ecomafia siciliana che recita:

Raddusa 22/09/05: denunciato il responsabile di una discarica di rifiuti speciali scoperta a Raddusa dalla Guardia di Finanza di Catania.

Purtroppo non siamo riusciti a trovare altre informazioni per approfondire tale notizia, ma abbiamo deciso di fare una piccola indagine sul territorio per dare un’idea della situazione odierna. In pochi minuti abbiamo collezionato i seguenti scatti.

 

Da queste immagini e’ possibile notare come il fenomeno interessi raddUSA (e non solo) in modo quasi “naturale”. Come se faccia parte del bagaglio storico-ambientale-culturale di questo paese. Attenzione, l’ecomafioso non e’ solo colui che specula su questo fenomeno, ma anche chi tace o fa finta di niente e scarica ethernit, materiali chimici, amianto e compagnia bella nei posti piu’ disparati del nostro territorio.

 

Se la dichiarazione di Serpotta ci lascia sconvolti, ancor di piu’ dovrebbe terrorizzarci il silenzio meschino delle amministrazioni passate, presenti (e probabilmente future) e delle forze dell’ordine che dovrebbero interessarsi attivamente alla salvaguardia del territorio e della salute dei cittadini.

Ma qui si parla d’altro…qui siamo a raddUSA.

raddUSAtoday

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