SAN-VITOLa venerazione di alcune icone politiche e’ una delle attivita’ piu’ in voga a raddUSA e fondamento dell’attivita’ politica dei componenti di varie giunte ed amministrazioni che si sono succedute nei secoli dei secoli…amen.

Oggi vi parliamo di San Vito Bonsignore.

Cerchiamo di ripercorrere, quindi, le tappe della sua carriera. Nato a Bronte (CT) il 3 luglio 1943, attualmente europarlamentare del PiDueLle e vicepresidente del Partito Popolare Europeo.

 

 

 

 

 

 

 

Cioccolatini in salsa DC.

Il ballo di San Vito ha inizio nella Democrazia Cristiana, dove subito dimostra il proprio talento: nel 1994, in pieno periodo Tangentopoli, viene condannato in via definitiva a 2 anni di carcere per tangenti relative agli appalti per la costruzione dell’ospedale di Asti. Riportiamo testuali parole da wikipedia: “Alberto Mario Zamorani, amministratore delegato di Metropolis, arrestato l’8 giugno 1992, ha raccontato alla procura di Torino, di una mazzetta di un centinaio di milioni pagata allora al sottosegretario andreottiano Bonsignore: consegnati in piazza Montecitorio, nascosti in una scatola di cioccolatini”.

Un democristiano D.O.C. insomma. 

 

Seconda Repubblica, l’Europa e Bancopoli.

Viste le qualita’ messe in mostra durante la prima repubblica entra immediatamente nel CCD di Casini, e, nella fusione con il CDU di Buttiglione, diventa un elemento di spicco del neonato UDC (oggi meglio noto  come Unione Dei Carcerati). Scompare però dalla politica parlamentare, almeno fino al 2004, quando viene candidato ed eletto come parlamentare europeo.

Non fa in tempo a prendere posizione in Europa che già si invischia in un ennesimo caso ricco di reati finanziari, accordi segreti e mosse illegali: lo scandalo Bancopoli. Per farla breve, l’Amministratore Delegato della Banca Popolare di Lodi, Giampiero Fiorani, arriva ad acquistare, con la complicità del governatore di Banca d’Italia Antonio Fazio, il 15% di Banca Antonveneta, ma, grazie agli accordi privati con gli altri soci, detiene segretamente il controllo del 52% della società bancaria.

Indovinate chi è uno dei soci che partecipa al reato?

Semplice: San don Vito Bonsignore.

Nonostante con la sua società finanziaria Gefip partecipi con piccole quote, è un elemento chiave della truffa: è il legame tra Fiorani e il mondo della politica. Sarà lo stesso Fiorani, indagato dal GIP, a fare i nomi degli agganci politici necessari per l’acquisizione di Antonveneta: Luigi Grillo  (FI) , Aldo Brancher (FI) e appunto Vito Bonsignore (UDC).

E’ l’unico non-berlusconiano che avrebbe a che fare con la scalata anche se lo stesso Berlusconi è indirettamente coinvolto, dal momento che è uno degli azionisti di Hopa, una delle società alleate alla Banca di Lodi di Giampy Fiorani. Ma la non-berlusconeità di don Vito durerà ancora per poco.

 

 

La conversione al Berlusconismo e la caduta del “colosso” di Prodi.

Nel 2006 risulta eletto dall’esiguo voto popolare il governo di Romano Prodi. La spina nel fianco del governo non sarà la sinistra della coalizione, come molti temevano, bensì il piccolo partito dell’Udeur, capeggiato dallo stranoto (d)emente Mastella. E’ su di lui che il centrodestra punterà tutte le sue attenzioni, non sui senatori con mogli ed amichette desiderose di notorietà televisiva, non sul “dipietrista a tempo” Sergio De Gregorio e nemmeno su ignoti senatori australiani.

La storia politica è nota: il 24 gennaio del 2008 cade il governo di Romano Prodi. I “traditori”? Due nomi su tutti: Lamberto Dini e Clemente Mastella.
Vi chiederete…cosa ha a che fare questa storia con l’amato Don? Non e’ semplice visto che gli intrecci tra politica ed affari sono spesso difficili da comprendere poiche’ nebbiosi ed oscuri. Ci proviamo ugualmente.

Durante l’anno 2007, in pieno sostegno mastelliano al governo Prodi, il leader dell’Udeur riceve un finanziamento di 50 mila euro dalla società MEC (Management Engineering Consulting).

Tutto regolare, scritto nero su bianco, se non fosse che la MEC è la società di proprietà di don Vito Bonsignore. In altre parole, un esponente dell’opposizione, Don Vito, foraggia economicamente il partito di Mastella, che sta al governo. Chissà a quale scopo…

 

Non e’ stato possibile inserire in un solo articolo il racconto del ballo di San Vito Bonsignore, con il suo ritmo forsennato ha lasciato dietro se una mole considerevole di opere degne di lodi…lodi….lodi…

Rinviamo il resto della soap opera alla prossima puntata. Nel frattempo via alle danze al ritmo della taranta!

 

Stay tuned.

raddUSA today

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