La notizia che ha infiammato l’estate raddUSAna e’ certamente l’arresto del dipendente comunale S.L. (omettiamo nome e cognome per attenerci ad un semplice formalismo che non ha motivo di esistere in una piccola realta’ come la nostra) con l’accusa di truffa ai danni dello stato per essersi allontanato dall’edificio comunale dopo aver timbrato l’entrata (riportiamo, per chi non l’avesse letto l’articolo de La Sicilia).
Non e’ nostro interesse entrare nell’ambito privato della vicenda ne tantomeno nel merito della questione legale, lasciamo ai magistrati, avvocati e giudici il proprio lavoro.
E’ forse di maggiore interesse capire come si e’ arrivati a tutto questo e capire bene quale valore hanno oggi le parole “truffa ai danni dello stato”.

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La notizia che ha infiammato l’estate raddUSAna e’ certamente l’arresto del dipendente comunale S.L. (omettiamo nome e cognome per attenerci ad un semplice formalismo che non ha motivo di esistere in una piccola realta’ come la nostra) con l’accusa di truffa ai danni dello stato per essersi allontanato dall’edificio comunale dopo aver timbrato l’entrata (riportiamo, per chi non l’avesse letto l’articolo de La Sicilia).

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Non e’ nostro interesse entrare nell’ambito privato della vicenda ne tantomeno nel merito della questione legale, lasciamo ai magistrati, avvocati e giudici il proprio lavoro.

E’ forse di maggiore interesse capire bene come si e’ arrivati a tutto questo e  quale valore hanno oggi le parole “truffa ai danni dello stato“.

L’inasprimento dei controlli sui dipendenti pubblici assenteisti (l’ultima ruota del carro della babele burocratica italiana) e’ piuttosto recente e tale provvedimento porta in calce la firma del ministro Renato Brunetta.

Analizzando il quadro generale della pubblica amministrazione italiana, risulta che una buona parte dei dipendenti pubblici è di basso profilo e, che in termini percentuali, i costi sono tra i piu’ alti in Europa e la resa è tra le piu’ basse ( i dipendenti pubblici francesi costano circa la meta’ e rendono circa cinque volte).

Sarebbe immediato chiedersi quindi chi ha assunto queste risorse di basso profilo? Chi dimostra di non essere in grado di gestire questo personale in maniera efficiente?

Un provvedimento serio dovrebbe tenere conto di questi e molti altri aspetti che caratterizzano l’ormai tradizionale inefficienza della P.A. italiana.

Gonfiare gli organici, aumentare a dismisura il numero dei dirigenti, impegati, consultenti e collaboratori, spesso per “sistemare” gli amici degli amici, ha delle ripercussioni notevoli.

Considerando poi che si parla di un mondo costellato da enti e societa’ pubbliche, partecipate, semicontrollate, delegate, municipalizzate…non se ne viene piu’ a capo.

Qual’e’ allora la vera truffa ai danni dello stato? Chi sono i veri responsabili?

Visto che la gestione della cosa pubblica e’ compito della politica, e’ la politica stessa che deve dire esplicitamente perchè si è arrivati a questo.

Ma se la politica deve dare le risposte sarebbe logico aspettarsi che siano i politici stessi a dare l’esempio.

Ad esempio…

…proprio il mini-ministro, Renato Brunetta, simbolo della battaglia contro i fannulloni nella P.A, e’ stato tra gli euro-parlamentari italiani piu’ assenteisti.

Lo sottolinea il Piccolo di Trieste, che cita il sito web radicale ‘Fai notizia’, secondo cui il ministro si piazza al 611/mo posto come presenze tra gli euro-parlamentari, con una percentuale circa del 48,21%.

In fondo gli esempi sono tanti…basta guardare le sedute pubbliche di camera e senato per capire dove iniziano le radici del concetto di “truffa ai danni dello stato”.

Puntualizziamo poi che gli stipendi degli operai-impiegati non ha niente a che vedere con quello dei dirigenti-politici.

Tanto che si puo’ ipotizzare che il 30% in meno di malattie monitorate dopo l’iniziativa del ministro Brunetta è probabilmente da attribuire anche a qualche povero disperato costretto ad andare a lavoro “ammalato” per non vedersi decurtare il misero stipendio.

Qualsiasi dipendente pubblico di qualsiasi ente, sa di dover affrontare quasi giornalmente ostacoli ed inefficienze dovuti ad un sistema obsoleto che tende a scoraggiare anche il lavoratore piu’ efficiente e motivato.

Si capisce quindi che la vera truffa ai danni dei cittadini e’ strutturale ancor prima che culturale.

I vari S.L. che a torto o a ragione si vedono contestare accuse simili sono in fondo capri espiatori e non rappresentano certamente un anomalia in un sistema che strutturalmente e’ destinato a collassare

…meglio prima che poi.

raddUSA today

P.S:  Da Wikipedia (it):

Fuffa = “Situazioni di accantonamento reiterato nel tempo. Per esempio una cantina nella quale si accumula materiale per anni, che in seguito si riconosce come parzialmente o totalmente inutile

biutiful_cauntri-13Il tema dell’ecomafia e della criminalità ambientale viene diffusamente trattato negli ultimi anni nei rapporti istituzionali sulla criminalità organizzata. Sono infatti numerose le citazioni dell’interesse delle organizzazioni criminali, anche di stampo mafioso, al ciclo, legale e illegale, dei rifiuti.

 

Mentre a Palermo e Messina le indagini delle Procure e della Dia scoperchiano e (alle volte) scardinano gli affari di Cosa Nostra nel business dell’immondizia, sul versante catanese la Procura descrive una realtà in netta contraddizione con il resto della Sicilia.

 

“Nel territorio siciliano la criminalità organizzata, anche quella di stampo mafioso, si è sempre poco interessata al problema concernente le attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti “.

Questa la sconcertante affermazione fatta, nel corso dell’audizione tenuta davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti pochi anni fa, dall’ormai ex procuratore aggiunto della Repubblica di Catania, Vincenzo Serpotta (proprio oggi si e’ insediato il neo procuratore Michelangelo Patanè). La dichiarazione, riportata nella Relazione territoriale sulla Sicilia, dimostra come la criminalità ambientale non sia, ancora oggi, conosciuta in tutta la sua ampiezza e neppure siano approfonditamente valutati i suoi legami con la criminalità di stampo mafioso.

“Il presunto disinteresse della criminalità organizzata di stampo mafioso per i rifiuti è il sintomo – secondo quanto afferma la stessa commissione d’inchiesta – di una non adeguata attività di repressione che si registra in alcune realtà come quella catanese”. Queste difficoltà, secondo la Commissione, sono riconducibili a una carenza di formazione delle forze di polizia, che destinano a questo settore investigativo poco personale; la mancanza di controlli da parte degli organi amministrativi (in primo luogo, l’Arpa , la cui efficienza e’ deducibile dall’organizzazione del sito ufficiale); il deficit di esperienza degli stessi magistrati addetti alla sezione specializzata, in buona parte uditori giudiziari. “Non si può infatti ritenere – afferma la Commissione avvalendosi delle dichiarazioni degli organi inquirenti delle altre Procure siciliane – che il circuito degli illeciti ambientali sia estraneo al panorama criminale siciliano”.

Il quadro che viene fuori dalle audizioni e dalle missioni della Commissione è allarmante: “Il territorio – scrive la Commissione – è soggetto all’intenso sfruttamento criminale delle organizzazioni mafiose (…) e si constata la sostanziale assenza di qualsivoglia significativa attività investigativa diretta ad ottenere, sia pure in forma embrionale, l’emersione dei fenomeni criminali che interessano il territorio anche sul versante dei rifiuti”.

Mentre la presenza della mafia non viene “riscontrata”, qualcosa si e’ mosso per quanto riguarda, più in generale, i fenomeni d’illegalità ambientale. Un notevole aumento delle violazioni, in special modo di quelle legate alla gestione di rifiuti provenienti da attività industriali.

Purtroppo, nonostante questa piccola buona notizia, la realta’ dei fatti deve fare i conti con un’altro fenomeno mafioso ancora piu’ invadente ed articolato. L’informazione!

Non si ha traccia, almeno sulla stampa on-line (archivi compresi), di una notizia apparsa su un rapporto di legambiente del 2006 sull’ecomafia siciliana che recita:

Raddusa 22/09/05: denunciato il responsabile di una discarica di rifiuti speciali scoperta a Raddusa dalla Guardia di Finanza di Catania.

Purtroppo non siamo riusciti a trovare altre informazioni per approfondire tale notizia, ma abbiamo deciso di fare una piccola indagine sul territorio per dare un’idea della situazione odierna. In pochi minuti abbiamo collezionato i seguenti scatti.

 

Da queste immagini e’ possibile notare come il fenomeno interessi raddUSA (e non solo) in modo quasi “naturale”. Come se faccia parte del bagaglio storico-ambientale-culturale di questo paese. Attenzione, l’ecomafioso non e’ solo colui che specula su questo fenomeno, ma anche chi tace o fa finta di niente e scarica ethernit, materiali chimici, amianto e compagnia bella nei posti piu’ disparati del nostro territorio.

 

Se la dichiarazione di Serpotta ci lascia sconvolti, ancor di piu’ dovrebbe terrorizzarci il silenzio meschino delle amministrazioni passate, presenti (e probabilmente future) e delle forze dell’ordine che dovrebbero interessarsi attivamente alla salvaguardia del territorio e della salute dei cittadini.

Ma qui si parla d’altro…qui siamo a raddUSA.

raddUSAtoday